Recensione di "Altro viaggio", a cura di Daniela Muraca

Dicono di noi

27/09/2021

La giornalista Daniela Muraca ha intercettato il libro Altro viaggio. Divina Commedia come romanzo della casa editrice il Narratore e ne ha colto alcuni passaggi significativi che mettono in risalto alcuni passaggi della straordinaria narrazione dantesca. La ringraziamo per l'attenzione che ci ha riservato. 

L'audio libro è disponibile sul Sito de Il Narratore

Il genio sulla scena terrena

di Daniela Muraca

Con originalità ed intuizione Laura Forcella Iascone, insegnante di Italiano e Latino in una scuola di Brescia, ha composto l’opera intitolata “Altro Viaggio. Divina Commedia come romanzo” che, ripercorrendo i 100 Canti ed intagliando l’essenza del capolavoro dantesco, offre un piacevole e completo adattamento in grado di ridurre la fatica dell’affascinante ma imponente materia narrativa. La Casa Editrice ilnarratore.com per i 700 anni di Dante ha prodotto e pubblicato in audiolibro, e-book e libro a stampa, il lavoro di Laura Forcella che, con il linguaggio della contemporaneità, avvicina all’incanto terribile ed esaltante del volo negli ultra mondi, Inferno, Purgatorio e Paradiso. L’esposizione conserva integra la dimensione solenne e ieratica, inserendo la lingua di Dante e le sfaccettature dei quadri storico-letterari e mitologici, e dischiude la forza degli scenari apocalittici rivelativi degli abissi delle pene infernali, della purificazione purgatoriale e delle beatitudini della contemplazione di Dio. Le pubblicazioni saranno ufficialmente presentate il 29 settembre a “Librixia”, la fiera del libro di Brescia organizzata quest’anno dal 25 settembre al 3 ottobre, e l’intero testo del libro e dell’audiolibro è parte integrante del progetto espresso dalla piattaforma www.siccomedante.it della quale l’Autrice è referente e curatrice. Nel libro parlato la lettura è di Moro Silo, colonna portante delle edizioni de ilnarratore.com, voce corposa che accompagna gli ascoltatori con la pregnanza delle intonazioni, i rilievi e contrafforti del racconto che scandiscono la recitazione dei singoli canti della durata di poco più di tre minuti per capitolo. Si tratta di rintocchi di ascolto dantesco per scoprire quanto il Sommo Poeta abbia oggi ancora molto da dirci, sulle ali della sua titanica fantasia, nella parafrasi della nostra quotidianità. Una studentessa partecipante al programma di Siccomedante.it ha affermato che “Dante ci fa conoscere meglio noi stessi”.

Il genio sulla scena terrena 

La Divina Commedia ci parla delle lotte fra Papato e Impero, dell’esilio politico di Dante sconfitto negli acerrimi e violenti conflitti interni a Firenze, di storia, filosofia, matematica, teologia, ma la genialità del poeta divino è consistita anche nella capacità di far filtrare attraverso i rigagnoli del sublime le venature di un’umanità profondissima. Una simile figura maestosa e poliedrica si discioglie in sentimenti umanissimi, come la paura nella “selva oscura” e negli orribili e fetidi baratri dell’Inferno, uno smarrimento spaventoso affrontato con coraggio e dal quale, forse, si potrebbe ricavare l’esortazione implicita a non cadere in inciampi maligni o, peggio, nell’annientamento di sé.  Dante, in un lessico a noi vicino, si potrebbe considerare il primo grandioso scrittore “fantasy”, ma nella sua smisurata descrizione onirico-visionaria si stendono i pungoli di concrete e puntuali sollecitazioni. Nel Canto 24° dell’Inferno, ad esempio, la stanchezza vince il poeta ma Virgilio, la dolce guida, acquisisce in questo frangente toni abbastanza sferzanti chiarendo che: “sedendo tra le piume e poltrendo non si acquista fama”. Nel Canto 4° del Purgatorio, invece, il peccato da riscattare è la pigrizia e s’incontra un’anima che sembra dotata di una rassegnata autoironia, un certo Belacqua, probabilmente un liutaio fiorentino noto per la sua indolenza. Altra e ben più grave sorte è quella degli ignavi che si trovano nel terzo Canto dell’Inferno, sono coloro che in vita si astennero dalle scelte, condannati orrendamente ad inseguire nudi delle bandiere punti da vespe e mosconi. Nel Canto 17° del Purgatorio è spiegato, poi, che è l’amore l’origine di ogni cosa, delle virtù ma anche dei vizi. L’amore, infatti, permea ogni creatura in modo intimamente connaturato ma le distorsioni di questo equilibrio producono l’errore. Si può amare il male del prossimo se si incorre nella superbia, invidia, ira. Il gusto del bene si può infiacchire, come accade agli accidiosi che sono deboli nel perseguire le buone azioni. Oppure ci si affeziona eccessivamente ai beni materiali cadendo nell’aridità dell’avarizia o negli eccessi di gola e lussuria. Potremmo pensare che Dante, da pellegrino dello spirito, sul ponte dialogico dei suoi 700 anni, ci voglia ancora far capire che la via per fendere i mondi interiori ed ottenere liberazione è la guarigione della capacità di amare. Nell’introduzione ad “Altro Viaggio” Laura Forcella afferma, inoltre, che il poema dantesco non è che una lunghissima lettera d’amore a Beatrice, la donna che non è stato possibile amare in vita ed incontrata nell’Aldilà nel raccordo trasfigurato ed eterno delle anime e nell’ascesi verso la folgorazione della luce divina nel Paradiso.

 La sospensione del giudizio

“Per mettersi alla ricerca del vero occorre arte”, si dice nel 13° Canto del Paradiso e si aggiunge che è necessario procedere “con i piedi di piombo di fronte a questioni non evidenti”. I sapienti beati, primi fra tutti Tommaso D’Aquino e Salomone, nelle loro speculazioni tennero conto dei confini del cielo e non fecero erompere l’orgoglio umano, mentre Ulisse, al contrario, la cui fiamma brucia nel 26° Canto dell’Inferno, accecato dalla sete di conoscenza, pretese di elevarsi dallo stato normale di limitatezza e di dubbio ponendosi contro le leggi umane e divine. Potrebbe essere interessante notare che, come evidenzia Laura Forcella, sono collocati insieme nello stesso cerchio di beatitudini Tommaso D’Aquino ed il filosofo Sigieri, anche se in vita il primo aveva accusato di eresia il secondo. Seppur nella fictio letteraria, Dante mostra quanto vane siano tante dispute superabili laddove, nell’immanenza o trascendenza delle cose, s’introietti in sé il lume di una razionalità più fine. Oltre a questo, a corollario della modernità del pensiero di Dante che “Altro Viaggio” fa trasparire, si potrebbe citare Guido Trombetti, docente di Analisi Matematica all’Università Federico II di Napoli, in un intervento di qualche anno fa. Il professore si riferisce, in un video diffuso in rete, al nobile trisavolo di Dante Cacciaguida il quale in una terzina del Paradiso mostra di padroneggiare “l’embrione dell’idea su cui si fonda la definizione dell’insieme dei numeri naturali. Apparirebbe però una forzatura – precisa Trombetti – cogliere in essi un’anticipazione degli assiomi di Peano che risalgono ai primi del Novecento”. La scaturigine del concetto, ad ogni modo, già era presente nella Divina Commedia, atto poetico portentoso, unico nella generazione di architetture etiche e sapienziali sullo sfondo della luce più piena e dell’ombra più terrificante, edificio di parole, immagini, sentimenti ed emozioni che tuttora, come sottolinea Laura Forcella, “ci inonda”. In un lampo di sintesi potrebbe venire in mente la pittura astratta di Fortunato Depero in “Bagnanti”, quadro del 1918 in cui l’opposizione di vita, forma, colore, luce e nero pesto è in primo piano. Forse neanche Dante se ne avrebbe a male.

Daniela Muraca