Canto XII

e ne li sterpi eretici percosse l'impeto suo, più vivamente quivi dove le resistenze eran più grosse.

Argomento del canto

La seconda corona di spiriti sapienti – Elogio di San Domenico da parte del francescano san Bonaventura – Decadenza dell’ordine francescano – I beati della seconda corana: Illuminato da Rieti, Agostini d’Assisi, Ugo da San Vittore, Pietro Mangiadore, Pietro Ispano, Natàn, Crisostomo, Anselmo, Donato, Rabàno, Gioacchino da Fiore.


Verso le nove di sera del 30 marzo (13 aprile).

Lotta per la fede

La benedetta fiamma di Tommaso non ha ancora terminato di dire l’ultima parola che il cerchio dei beati comincia a rotar come una macina circondato da un altro cerchio, con il primo in sintonia di moto e di canto. Sono come due arcobaleni paralleli e di identici colori le cui anime, rose sempiterne in due ghirlande, si volgono attorno a Dante e a Beatrice. È tripudio e festa grande del cantare e del fiammeggiare quando insieme si fermano e dal cor della nova ghirlanda si muove una voce che attrae Dante come la stella polare l’ago della bussola: “L’amor che mi fa bella mi porta a ragionare de l’altro duca della Chiesa per il quale si è lodato il fondatore del mio ordine: è bene che parlando di uno si dica anche dell’altro perché militarono per un’unica causa, con medesima gloria. L’essercito della Chiesa, per riarmare il quale Cristo diede la sua vita, si movea tardo dietro a la sua ‘nsegna quando Dio, l’imperador che sempre regna, venne in soccorso, per grazia, alla sua milizia e sposa con due campioni: grazie al fare di san Francesco e al dire di san Domenico il popol disviato si ravvide.

A occidente, non molto lungi dalle onde, si trova la fortunata città di Calaroga, in Spagna, dove nacque l’amoroso difensore de la fede cristiana, il santo atleta, benigno con i suoi e crudele con i nemici. La donna che lo tenne a battesimo ebbe nel sonno una profezia del suo essere mirabile frutto e per questo fu chiamato Domenico che significa “ciò che appartiene al Signore”. Ne parlo come dell’agricoltore che Cristo scelse per aiutarlo a coltivare il suo orto. Davvero sembrò inviato e servitore di Cristo e tante volte fu trovato in terra da la sua nutrice tacito e sveglio come dicesse che l’umiltà fosse una sua dote. Oh padre suo veramente Felice, oh madre sua veramente Giovanna il cui nome significa “grazia di Dio”. Non per avere fama nel mondo, ma per amore della vera sapienza si fece gran dottore. Si mise a recintare la vigna di Dio che si secca presto se ‘l vignaio è cattivo. Chiese alla sede papale, che degenera a causa del pontefice, non di usare per sé denaro destinato ai poveri di Dio, ma di combattere contro gli eretici in difesa di quel seme da cui sono germogliate le ventiquattro piante che vi circondano. Poi con dottrina e volontà si mosse quasi torrente che sgorga da una sorgente profonda contro gli sterpi eretici. Da lui derivarono diversi canali con cui si irriga e si fa rigoglioso l’orto della Chiesa.

Domenico fu una rota de la biga con cui la Santa Chiesa si difese e l’altra fu quella di Francesco che Tommaso ha lodato.

Anche l’ordine francescano è in decadenza. Là dove c’era vino buono ora c’è muffa e presto si vedrà cattivo raccolto. Qualcuno è ancora sano, ma sbaglia sia chi interpreta la regola francescana in modo intransigente come Umbertino da Casale sia chi la interpreta come Matteo d’Acquasparta in modo da fuggirla.

Io sono l’anima, la vera vita, di Bonaventura da Bagnoregio che nei miei incarichi ecclesiastici ho sempre messo in secondo piano le cose terrene”.

Bonaventura conclude il suo discorso presentando le altre undici luci di sapienti, di epoche diverse. L’ultima è quella del calavrese abate Giovacchino, di spirito profetico dotato. Bonaventura lo aveva osteggiato in vita. Molte delle sue tesi erano state condannate dalla Chiesa.

Testo del canto

Sì tosto come l'ultima parola

la benedetta fiamma per dir tolse,

a rotar cominciò la santa mola;


e nel suo giro tutta non si volse

prima ch'un'altra di cerchio la chiuse,

e moto a moto e canto a canto colse;


canto che tanto vince nostre muse,

nostre serene in quelle dolci tube,

quanto primo splendor quel ch'e' refuse.


Come si volgon per tenera nube

due archi paralelli e concolori,

quando Iunone a sua ancella iube,


nascendo di quel d'entro quel di fori,

a guisa del parlar di quella vaga

ch'amor consunse come sol vapori;


e fanno qui la gente esser presaga,

per lo patto che Dio con Noè puose,

del mondo che già mai più non s'allaga:


così di quelle sempiterne rose

volgiensi circa noi le due ghirlande,

e sì l'estrema a l'intima rispuose.


Poi che 'l tripudio e l'altra festa grande,

sì del cantare e sì del fiammeggiarsi

luce con luce gaudiose e blande,


insieme a punto e a voler quetarsi,

pur come li occhi ch'al piacer che i move

conviene insieme chiudere e levarsi;


del cor de l'una de le luci nove

si mosse voce, che l'ago a la stella

parer mi fece in volgermi al suo dove;


e cominciò: «L'amor che mi fa bella

mi tragge a ragionar de l'altro duca

per cui del mio sì ben ci si favella.


Degno è che, dov'è l'un, l'altro s'induca:

sì che, com'elli ad una militaro,

così la gloria loro insieme luca.


L'essercito di Cristo, che sì caro

costò a riarmar, dietro a la 'nsegna

si movea tardo, sospeccioso e raro,


quando lo 'mperador che sempre regna

provide a la milizia, ch'era in forse,

per sola grazia, non per esser degna;


e, come è detto, a sua sposa soccorse

con due campioni, al cui fare, al cui dire

lo popol disviato si raccorse.


In quella parte ove surge ad aprire

Zefiro dolce le novelle fronde

di che si vede Europa rivestire,


non molto lungi al percuoter de l'onde

dietro a le quali, per la lunga foga,

lo sol talvolta ad ogne uom si nasconde,


siede la fortunata Calaroga

sotto la protezion del grande scudo

in che soggiace il leone e soggioga:


dentro vi nacque l'amoroso drudo

de la fede cristiana, il santo atleta

benigno a' suoi e a' nemici crudo;


e come fu creata, fu repleta

sì la sua mente di viva vertute,

che, ne la madre, lei fece profeta.


Poi che le sponsalizie fuor compiute

al sacro fonte intra lui e la Fede,

u' si dotar di mutua salute,


la donna che per lui l'assenso diede,

vide nel sonno il mirabile frutto

ch'uscir dovea di lui e de le rede;


e perché fosse qual era in costrutto,

quinci si mosse spirito a nomarlo

del possessivo di cui era tutto.


Domenico fu detto; e io ne parlo

sì come de l'agricola che Cristo

elesse a l'orto suo per aiutarlo.


Ben parve messo e famigliar di Cristo:

che 'l primo amor che 'n lui fu manifesto,

fu al primo consiglio che diè Cristo.


Spesse fiate fu tacito e desto

trovato in terra da la sua nutrice,

come dicesse: 'Io son venuto a questo'.


Oh padre suo veramente Felice!

oh madre sua veramente Giovanna,

se, interpretata, val come si dice!


Non per lo mondo, per cui mo s'affanna

di retro ad Ostiense e a Taddeo,

ma per amor de la verace manna


in picciol tempo gran dottor si feo;

tal che si mise a circuir la vigna

che tosto imbianca, se 'l vignaio è reo.


E a la sedia che fu già benigna

più a' poveri giusti, non per lei,

ma per colui che siede, che traligna,


non dispensare o due o tre per sei,

non la fortuna di prima vacante,

non decimas, quae sunt pauperum Dei,


addimandò, ma contro al mondo errante

licenza di combatter per lo seme

del qual ti fascian ventiquattro piante.


Poi, con dottrina e con volere insieme,

con l'officio appostolico si mosse

quasi torrente ch'alta vena preme;


e ne li sterpi eretici percosse

l'impeto suo, più vivamente quivi

dove le resistenze eran più grosse.


Di lui si fecer poi diversi rivi

onde l'orto catolico si riga,

sì che i suoi arbuscelli stan più vivi.


Se tal fu l'una rota de la biga

in che la Santa Chiesa si difese

e vinse in campo la sua civil briga,


ben ti dovrebbe assai esser palese

l'eccellenza de l'altra, di cui Tomma

dinanzi al mio venir fu sì cortese.


Ma l'orbita che fé la parte somma

di sua circunferenza, è derelitta,

sì ch'è la muffa dov'era la gromma.


La sua famiglia, che si mosse dritta

coi piedi a le sue orme, è tanto volta,

che quel dinanzi a quel di retro gitta;


e tosto si vedrà de la ricolta

de la mala coltura, quando il loglio

si lagnerà che l'arca li sia tolta.


Ben dico, chi cercasse a foglio a foglio

nostro volume, ancor troveria carta

u' leggerebbe «I' mi son quel ch'i' soglio»;


ma non fia da Casal né d'Acquasparta,

là onde vegnon tali a la scrittura,

ch'uno la fugge e altro la coarta.


Io son la vita di Bonaventura

da Bagnoregio, che ne' grandi offici

sempre pospuosi la sinistra cura.


Illuminato e Augustin son quici,

che fuor de' primi scalzi poverelli

che nel capestro a Dio si fero amici.


Ugo da San Vittore è qui con elli,

e Pietro Mangiadore e Pietro Spano,

lo qual giù luce in dodici libelli;


Natàn profeta e 'l metropolitano

Crisostomo e Anselmo e quel Donato

ch'a la prim'arte degnò porre mano.


Rabano è qui, e lucemi dallato

il calavrese abate Giovacchino,

di spirito profetico dotato.


Ad inveggiar cotanto paladino

mi mosse l'infiammata cortesia

di fra Tommaso e 'l discreto latino;


e mosse meco questa compagnia».

I nostri Mecenate

SicComeDante è un progetto gestito dall'Associazione Culturale inPrimis - APS. Se vuoi sostenere questo progetto, puoi fare una donazione e, a seconda dell'importo, sarai pubblicato tra i nostri Mecenate accanto al tuo canto, terzina o verso preferito. Scopri di più o dona ora.

Mecenate del Canto XII

Vuoi sostenere SicComeDante?
Diventa Mecenate

Mecenate della terzina

Diventa Mecenate

Mecenate del verso

Diventa Mecenate